Gira per casa il cubo di Rubik, acquistato sull'onda del film di Muccino -'La ricerca della felicità'- dove Chris Gardner (interpretato da Will Smith) lo risolve in pochi minuti. Personalmente, quel cubo l'ho visto per la prima volta in mano ai miei cugini parigini, ora ci giro alla larga: io non ho testa per ricostruire le sue facce colorate. In ogni caso ha scatenato una serie di ricordi.
Negli '80 ero una bambina, quindi la moda di quel decennio l'ho vissuta per l'età che avevo, ciò non toglie che anche il mio modo di vestire non fosse influenzato dalle tendenze di quegli anni -tendenze che, rivisitate e 'purificate' dal trash di allora, sono nuovamente proposte-.
Portavo al polso un numero imprecisato di braccialetti di gomma neri -Madonna era l'esempio da seguire- e un solo orecchino con un piuma tinta di fucsia. Questa la mia fase rocchettara e internazionale, ma nulla di più, ero troppo piccina.
Era il periodo dei paninari e anche se ora mi vergogno a dirlo, quella sì, è stata una fase più lunga -decisamente italiana ed impregnata di provincialismo-. Calzettoni Burlington e Timberland, jeans El Charro (con quella rosellina rossa ricamata sul taschino che mi faceva impazzire tanto mi piaceva). Felpe e felpe: Best Company, Naj-Oleari, Enrico Coveri, indossate con quelle enormi spalline dotate di velcro perché stessero ferme, cosa che non serviva e allora le ripiegavo sulla bretellina del reggiseno.
Lo zainetto Invicta l'ho avuto solo dopo, erano già i '90. Questo mi faceva invidiare chi lo poseddeva e arriva a scuola con il Rapido e lo zaino su una sola spalla.
I ricordi più carini tuttavia sono legati alle lacrime versate durante la visione del 'Tempo delle mele' (l'invidia qui era verso Vic, per la fortuna di avere una nonna come Poupette) e al sogno (sognare non fa mai male, vero?) di diventare un'artista come Coco Hernandez, fosse stato solo per indossare gli scaldamuscoli. La frase, diventata famosa, di Lydia Grant mi stimolava moltissimo: "Voi fate sogni ambiziosi, successo, fama, ma queste cose costano ed è qui che si comincia a pagare, col sudore".
Che ero piccola lo testimonia anche la memoria delle domeniche, quando la mattina sdraiata sul tapetto e davanti alla tv facevo gli esercizi con Barbara Bouchet o quando, davanti allo specchio, imitavo il balletto di Heather Parisi al suono di Cicale.
Bellissima e mai dimenticata la copertina del vinile 'USA for Africa' con quel supergruppo di cantanti riunitisi per cantare 'We Are the World'. Rimanevo incantata davanti ai capelli biodi con ciuffo rosso di Cyndi Lauper (ma allora non sapevo fosse lei).
E molto ancora.
Essere grandi nel decennio degli '80 avrebbe voluto dire altro, non nego che li avrei 'cavalcati' volentieri con i trentanni di oggi.